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antimonete

mercoledì 10 novembre 2010 Pubblicato da frezzi 0 commenti

   Spett.bile ECB, buongiorno.
Sono il presidente di una onlus e scrivo per  dei problemi con la paga di alcuni volontari della mia organizzazione no-profit , sperando che possiate aiutarmi.
Perché la loro opera è a titolo gratuito, ma spesso e volentieri dopo aver prestato servizio per un certo periodo cominciano le rivendicazioni tipo "ho fatto volontariato per tre anni adesso potrebbe anche assumermi", "almeno un rimborso spese" ed altre richieste del genere.
Perché ogni volta che si da' qualcosa viene automatico aspettarsi qualcos'altro in cambio.
Per questo le scrivo questa lettera, se potrebbe stamparmi qualche banconota da zero euro affinché ogni fine mese ne possa dare una ad ogni volontario di modo che sia in questo modo chiuso l'impegno  per quel mese e non venga a chiedermi niente poi  in cambio del suo lavoro, in accordo con le regole onlus di gratuità delle prestazioni dei volontari.
Già che ci siamo se si può stampare anche qualche banconota negativa taglio 100 e 200 euro per alcuni di loro che hanno già avuto un compenso per la loro opera, giacché si torni alla cifra pattuita di zero euro.
Le faccio questa richiesta sul presupposto che le banconote seguano lo stesso percorso dei numeri, per cui se dopo secoli ci si è accorti dell'esigenza di avere uno zero e dei numeri negativi magari oggi ci si accorgerà di avere bisogno anche di banconote a valore zero e negative. Grazie
Milano, 30 gennaio 2009








Gentile sig. Barnaba,
ci dispiace ma l'Istituto Poligrafico non è competente nella stampa delle banconote!
Distinti saluti
Ufficio Informazioni
Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A.
Tecnologie Informatiche e Produzione Telematica
Via Marciana Marina, 28 - 00138 Roma
E-mail: 
informazioni@ipzs.it
web: www.ipzs.it





Gentile Sig. Barnaba,
grazie per la mail. L'ho trovata triste e simpatica allo stesso tempo. Naturalmente non possiamo esaudire la sua richiesta, ma le auguriamo lo stesso buona fortuna per la sia onlus.
Cordiali Saluti,
Andrea Zizola
Senior Press Officer
Press and Information Division 
Directorate Communications 
European Central Bank
(:   **49-69-1344-6551
Fax:  **49-69-1344-7404
e-mail: andrea.zizola@ecb.int

http://scatole.freehostia.com/index.html


                                                                                                                                                                                                                                       post 17 
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bancoinformatico

martedì 9 novembre 2010 Pubblicato da frezzi 0 commenti
bancoinformatico2
Da: francesco barnaba
Inviato: martedì 14 ottobre 2008 4.33
A: info@bancoinformatico.com
Oggetto: carità
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volevo sapere, oltre ad aiutare i peruviani, i preti ecc, tu quanti ci guadagni dal banco informatico
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Personalmente riesco a mantenere dignitosamente me e la mia famiglia. Quelli, come il presidente che ci legge in copia, che lo fanno come volontari (sono tanti e sono contenti di farlo) ci mettono del loro.
Ti ricordo poi che la normativa che regola le onlus non consente nessun profitto, neppure indiretto.
Se vuoi venire di persona a vedere, sarai il benvenuto.
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scusa ma non ho capito cosa voglia dire
"Ti ricordo poi che la normativa che regola le onlus non consente nessun profitto, neppure indiretto." e poi
"Personalmente riesco a mantenere dignitosamente me e la mia famiglia. "
se la normativa non consente nessun profitto, da dove proviene il tuo reddito?
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La mia retribuzione, come dipendente, deriva dalle risorse che entrano
nell associazione sotto forma di donazioni da parte di privati ed aziende,
secondo la vigente normativa fiscale che le regola, sotto forma di
finanziamenti di enti pubblici partecipando a bandi di progetti, sotto forma
di rimborso spese che chiediamo ai nostri destinatari per l approntamento
dei pc, sui quali vengono fatte operazioni di pulizia e di reinstallazione
del sistema operativo.
Quindi le risorse che entrano non costituiscono alcun profitto ma servono
unicamente a coprire i costi dell attività: struttura (magazzino e
laboratorio), trasporti, smaltimento dei rifiuti elettronici secondo le
norme vigenti, sito web, stipendi delle persone per le quali questo è il
lavoro ordinario ecc.
Saluti.
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ma allora il tuo stipendio (al di la  se sia indispensabile o meno, e al di la  se l azienda in generale è senza profitto) è profitto o non è profitto?
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Il mio stipendio non è profitto, come quello di qualunque dipendente.
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allora diamo una definizione di profitto. Profitto è compiere un azione e riceverne in cambio
una paga, di qualsivoglia natura. Non profitto invece è compiere un azione senza riceverne in cambio niente. Quindi il tuo stipendio come puo  essere non profitto?
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Sbagliato.
Profitto è la differenza tra ricavi e costi.
Il dipendente che prende lo stipendio alla fine del mese per il lavoro che
ha svolto fa profitto? No. (E  il mio caso e quello di tutti quelli che
lavorano con uno stipendio)
L associazione di volontariato (come la nostra) per la quale le entrate (che
ti ho dettagliato) sono minori o al massimo uguali alle uscite (che ti ho
dettagliato), fa profitto? No.
L azienda per la quale i ricavi superano i costi fa profitto? Sì.
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io parlavo del profitto in generale, non quello dell azienda. Chiamiamolo introito, guadagno, soldi. Onlus significa dare senza volere soldi in cambio, che non è il tuo caso perchè tu lavori ma in cambio vuoi dei soldi, il tuo stipendio. Se vuoi dei soldi per il tuo lavoro, perche  allora hai accesso a dei benefici, quali donazioni e sgravi fiscali, pensati per chi non ottiene soldi dal proprio lavoro? (onlus non vuol dire senza lucro, che è solo uno spregiativo, ma senza guadagno)
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Mi spiace, ma non hai capito proprio le caratteristiche di una onlus
(Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale: vuol dire proprio senza
lucro). Se per fare andare avanti la baracca serve il lavoro a tempo pieno
di qualcuno, mi dici come questo qualcuno vive se non riceve uno stipendio?
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e  la baracca che non va bene, perche  si basa su dei falsi dati, aziende che in un mercato normale chiuderebbero subito perchè, tornando all esempio di prima, le uscite sono sempre maggiori delle entrate, vengono tenute in vita artificialmente con donazioni, sgravi fiscali, finanziamenti pubblici ecc. mentendo, facendo credere che c è bisogno di un certo servizio quando in realta  non viene analizzato il costo di quel servizio. Per esempio le mense dei frati, vanno avanti perche  nessuno va a controllare quanto viene a costare un pasto che viene offerto ai poveri e la sua qualita , ne  i frati hanno nessuna intenzione di rendere pubblici i loro conti. E  il caso della tua azienda?
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Se non capisco male, per te possono esistere solo aziende profit, così che non ci siano donazioni o sgravi fiscali?
Andiamo a chiedere ai poveri che mangiano alle varie mense dei frati se sarebbero più contenti se tali mense chiudessero, solo perché non sanno quanto costa il servizio.
Per quanto riguarda noi, è lo stesso: senza la nostra attività moltissime persone (giovani, anziani, disabili, ecc.) non riuscirebbero ad avere un pc.
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non ho detto di chiudere queste mense: solo che se gli stessi soldi che comune e privati affidano ai frati fossero affidati a delle non onlus, i poveri non mangerebbero piu , come accade adesso, avanzi di Siticibo o aiuti cee e i soldi spariti chissa  dove, ma pranzi normali con un valore dfi almeno 4-5 volte quello delle onlus Cioè per 10 euro che incassa una onlus da  un pranzo del valore di 2-3 euro, mentre una non onlus sarebbe costretta a dare un pranzo del valore di 10 euro
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Allora? Hai perso la voce?

                                                                                                         post 16 

contratti

sabato 6 novembre 2010 Pubblicato da frezzi 0 commenti
Ho firmato un contratto fastweb l'anno scorso, chiedendo per tre volte al rivenditore, in uno di quei gazebo mobili che si trovano in giro, quanto fosse il costo totale al mese da pagare. Per tre volte m'ha risposto 40 euro senza costi aggiuntivi e senza nessuna spesa di attivazione.
Ho firmato anche perchè rientrava nel limite massimo di spesa che mi ero prefisso.
Quando è arrivata la prima bolletta sono cominciate le sorprese: l'attivazione non era gratis ma era da pagare, nonostante avessi chiesto espressamente al rivenditore se dovevo pagarla e questi mi avesse risposto di no. 
Non erano 40 euro al mese ma 67, perchè bisognava aggiungere 27 euro di contratto base obbligatori a cui però il rivenditore non ha accennato per aumentare la probabilità di firma del contratto (e infatti 67 euro erano troppi per me e non avrei firmato).
Quando ho chiesto spiegazioni a fastweb la signorina ha risposto che era sottinteso che dovevo pagare anche i 27 euro in più e comunque risultava dal contratto cartaceo.
Resta comunque la considerazione che se sul cartaceo c'è scritto 67 euro al mese il rivenditore non può verbalmente dichiarare 40 euro al mese (i 27 euro di fisso non sono una cifra trascurabile che si può omettere di dichiarare).
100 euro come caparra, che era il male minore perché da restituire a fine contratto, però distorcevano la versione del rivenditore “40 euro al mese senza nessuna altra spesa”.
Perché le aziende la legge la rispettano, a leggere il contratto.
Il problema è proprio quello: come fai in un gazebo ma anche in un negozio o in un centro commerciale a leggere un contratto con decine e decine di punti più le voci scritte in piccolo e le voci con asterisco? Il più delle volte si firma senza neanche dare un’occhiata alle varie voci fidandosi della buonafede del rivenditore e dell’azienda, che spesso c’è ma qualche volta viene meno.
Bisognerebbe stilare un proprio controcontratto, con quello che si intende pagare e quello che si vuole ricevere, di modo che, incrociandolo con il contratto proposto dal rivenditore, siano valide solo le voci perfettamente identiche e che quindi rispecchiano il volere di ambedue le parti.
Così noi firmiamo il loro contratto e loro ci firmano il nostro, con buona pace di asterischi, scritte minuscole e fregature varie (vista anche la gran richiesta di reciprocità).



Sotto un tipico contratto, redatto in regime di monopolio da una delle parti,in questo caso Fastweb. (alla pagina google.docs il contratto completo)

monopolio fastweb



a2

Nella immagine sopra un esempio di cosa voglia dire monopolizzare un qualcosa: nel contratto, redatto da una sola delle due parti in causa, Fastweb, si specificano gli obblighi del cliente, con tutti i divieti e relative sanzioni. La forma corretta del contratto vorrebbe che si elencassero anche gli obblighi ed i divieti di Fastweb, ma non c’è nessuna voce del genere nel documento

a9

Sopra il contratto nella sua forma corretta. Per ottenere ciò è difficile pensare ad una qualche regola per cui
Fastweb rediga un contratto che non penalizzi il cliente. A meno che il cliente non rediga un suo contratto da far firmare a Fastweb, bilanciando in questo modo le opportunità di controllo. Sarà quindi diritto del cliente chiedere la firma di Fastweb sul proprio contratto (nel caso di contratti complessi ci penseranno i sindacati a redigerli in forme preconfezionate) per cui si eviteranno tutti i piccoli giochini del giorno d’oggi con Fastweb, per esempio, costretta a firmare un contratto del cliente su cui ci sono delle voci tipo “il cliente non pagherà mai in nessun caso più di tot euro al mese”

z1

I contratti al giorno d’oggi, redatti da una sola parte con conseguenti vantaggi

z2

I contratti di domani, con redazioni e firme incrociate in modo da garantire una parità fra le parti in causa

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revoca champions league Milan AC

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FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO
00198 ROMA - VIA GREGORIO ALLEGRI, 14
CASELLA POSTALE 245O
COMUNICATO UFFICIALE N. 82/A

Il Consiglio Federale

- vista la vittoria in Champions League del Milan A.C. del 23 maggio 2007;
- visto che il Milan A.C. in 40 anni ha vinto per sette volte questa importante manifestazione, senza che le altre squadre italiane, a parte poche altre realtà, abbiano la minima possibilità di aggiudicarsi questo trofeo;
- vista la natura illegittima di questa vittoria, in quanto i valori in campo non sono omogenei (sia per quanto riguarda il numero, perchè Milano è una metropoli e realtà più piccole come per esempio Parma non potranno mai competere avendo un decimo della popolazione di questa città, sia per quanto riguarda il reddito in riguardo per esempio a città come Palermo dove il capitale circolante a parità di popolazione è notevolmente inferiore e quindi non sono possibili paragoni o confronti tra le due città);
DISPONE

la revoca dell'assegnazione della Champions League 2007 al Milan A.C., oltre alla revoca delle altre sei edizioni vinte dal Milan A.C. dal 1963 ad oggi e alla revoca dei 17 campionati vinti finora da questa squadra.

E' in fase di studio un campionato in cui le squadre partecipanti abbiano pari valore o per lo meno una differenza di valori che non superi un limite stabilito, per dirla in parole povere oggi è come se il Milan scendesse in campo con 11 giocatori e le altre squadre chi con 9, chi con 7, chi senza portiere, ecc.
Per quanto riguarda il numero grosso modo ci sono due alternative, smembrare Milano in tante realtà più piccole, con la possibilità di ogni squadra milanese di attingere solo alle risorse della propria zona, con dimensione tra i 100.000 abitanti ed i 300.000 abitanti per esempio, in modo da adeguare queste squadre alla maggioranza delle città italiane. Oppure accorpare le città più piccole a formare squadre che per numero e risorse possano competere con le squadre delle grandi città tipo Torino e Roma, in modo che anche un paesino di 1.000 abitanti possa vincere uno scudetto.
Per il reddito l'obiettivo principale è avere la stessa paga per un operaio di Milano e per uno di Palermo, quando oggi le due paghe sono parecchio differenti, ma questo, oltre a competere allo Stato Italiano e non alla FIGC, richiederà parecchio tempo per cui per l'immediato si cercheranno soluzioni temporanee.


Approvato dall'assemblea federale del 25 maggio 2007 Il presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio Francesco Carraro

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interno esterno

venerdì 5 novembre 2010 Pubblicato da frezzi 0 commenti

continua..

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vivo o morto?

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continua..




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cartelle

giovedì 4 novembre 2010 Pubblicato da frezzi 0 commenti

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il caos

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rotazione

domenica 31 ottobre 2010 Pubblicato da frezzi 0 commenti






                                                                                            






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corruzione

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La corruzione è uno dei mali maggiori dei nostri tempi.  E' in pratica una percentuale del costo di un'opera che il gestore trattiene per sè, sottraendo queste risorse all'opera stessa.  Soluzioni? Una potrebbe essere evitare qualsiasi contatto tra il gestore dell'opera e le ditte appaltatrici, con lo Stato Italiano a fare da intermediario. Il dolo nasce proprio dalla possibilità di scambiarsi favori, denaro, eccetera.  E’ difficile prendere una percentuale sul costo dell’appalto se non si conosce né numero di telefono né indirizzo della società appaltatrice. Intermediari dello Stato che potrebbero sempre mettere in contatto tra loro i gestori e le ditte appaltatrici ma che si potrebbero anche sostituire con un buon computer che ha tanti difetti ma anche qualche pregio, per esempio è incorruttibile (almeno i computer della nostra epoca, per quelli futuri non si sa. Ma tanto XP ci sarà anche fra 200 anni..).


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coreana

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Una coreana mangiagatti e cani. Quando l'altro, che può essere un uomo, un'auto o anche un pensiero è posto al di fuori della nostra cartella assume un valore diverso dall'altro della nostra stessa cartella. Gli occidentali pongono gatti e cani all'interno, non li mangerebbero mai, mentre per un coreano è naturale quanto lo è per noi mangiare un maiale. Più è ampia la cartella più sale l'individuo nella gerarchia assoluta (adesso siamo in regime relativistico), come per i vegetariani che comprendono che anche un animale è una creatura vivente e se possono fanno a meno di mangiarla. La cartella può anche variare nel tempo o in occasioni particolari, come in tempo di guerra quando anche gli occidentali restringono la cartella e mangiano cani e gatti (ed anche topi).


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email all'Unicef

giovedì 28 ottobre 2010 Pubblicato da frezzi 0 commenti
L'Unicef e' un ente il cui obbiettivo e' il tornaconto economico, a dispetto del suo statuto in cui si dichiara onlus, associazione senza fini di lucro. Nelle email sotto la riprova: chiedendo di poter mandare dei soldi ad un bambino senza la loro intermediazione, si ottiene un netto rifiuto


Nell'immagine sopra: questa non e' l'Unicef, che sotto una copertina di ente solidale nasconde un'anima di utili e profitti


Dal sito dell'unicef:  la missione dell'UNICEF  è di mobilitare in tutto il mondo risorse, consenso e impegno al fine di contribuire al soddisfacimento dei bisogni di base e delle opportunità di vita di ogni bambino, ragazzo e adolescente. Ho quindi provato a chiamare l'unicef per farmi dare l'indirizzo di un bambino africano per potergli mandare dei soldi, ma l'operatrice ha opposto un netto rifiuto, adducendo ogni volta una scusa diversa. La verità è che non voleva darmi l'indirizzo perchè i soldi devono passare prima da loro, così da potersi trattenere una percentuale: il loro obiettivo non è aiutare i bambini, ma guadagnarci sopra. Che poi effettivamente buona parte delle donazioni arrivi a destinazione non cambia l'inganno del dichiarare la solidarietà quando invece si mira al proprio personale guadagno.
Di seguito le scuse dei vari operatori onlus
Action Aid
Non posso darle l'indirizzo del bambino perchè deve prima avere il materiale informativo
-I soldi deve mandarli a noi perchè nei villaggi dei bambini non ci sono banche
-Mi dia l'indirizzo di un bambino africano di città
-I bambini di città non hanno bisogno, sono ricchi
Amref
Non possiamo darle l'indirizzo dei bambini perchè
-non funziona così
-chi glieli porta ai bambini?
Aiutare i bambini
Se tutte le persone fanno come lei, come si fa ad organizzare?
-Come fanno gli aiuti ad arrivare nei villaggi? Dobbiamo per forza farlo noi
-Lei mi da l'indirizzo e poi io ogni mese mando dei soldi sulla postepay del bambino
-Ma sono piccoli non possono avere la postepay
-Sulla postepay dei genitori
-Non ci sono banche per 100 Km
-Me ne dia uno di città
-Guardi le passo il responsabile
Solidaria onlus
-Buongiorno, vorrei adottare un bambino, se mi da l'indirizzo
-Le mandiamo una scheda con i dati del bambino
-Ma c'è l'indirizzo del bambino?
-Non, non c'è
-E come mai?
-Perchè c'è un progetto da seguire
-Si ma perchè non c'è l'indirizzo del bambino?
-Ma lei non sa come funziona, c'è tutta una prassi
-Non deve cambiare discorso, le ho fatto una domanda e risponda a quella
-Ma ha chiamato per dare fastidio?
-La risposta
-Ma le ho appena risposto
-Allora glielo dico io: non mi da l'indirizzo perchè i soldi devono passare da voi in modo da trattenervi la percentuale
-Guardi la telefonata si chiude qui, buongiorno


Signor Barnaba,
Ho appena letto la sua mail.
Le spiego brevemente perché lei non può avere l'indirizzo di un bambino.
Prima di tutto i bambini devono essere tutelati e quindi per questo motivo le onlus non danno l'indirizzo.
Solitamente poi i soldi vengono utilizzati per dare la possibilità ai bambini di frequentare una scuola,di avere un'istruzione,di ricevere materiale scolastico,vestiti etc.,oppure i soldi vengno utilizzati per progetti specifici(es.vaccinazioni,costruzioni di scuole,creazioni di pozzi,servizi igienici..età).
I bambini in Africa(nelle zone in cui di solito lavorano le onlus che ha citato)  vivono in villaggi molto piccoli e spesso molto distanti tra loro, dove non esistono strade,macchine, uffici postali, tanto meno carte postepay,dunque non le posseggono ne i bambini ne i loro genitori)
Non è possibile fare bonifici bancari e postali.
lei non può spedire dei soldi cosi. Prima di tutto perché non gli arriverebbero e secondo perché dare 50 euro in mano ad un bambino in Africa non servirebbero a molto,proprio perché questi soldi sono inseriti in un progetto più grande.
Forse non si rende pienamente conto della situazione di molti bambini in Africa,ma se crede realmente che i soldi donati non vengono stanziati come crede può sempre recarsi personalmente in Angola,Burkina Fasu etc..per rendersi conto di quello che le è stato detto.
Spero di esserle stata di aiuto e di averle chiarito la situazione.
Comitato Provinciale UNICEF Firenze
Via dei Serragli, 188R
50124 Firenze
Tel. 0552207144  Fax 055220618
www.unicef.it
Per ogni bambino
Salute, Scuola, Uguaglianza, Protezione

Gentile rappresentante dell’Unicef, grazie per la sua email che però, al contrario del suo auspicio, non mi chiarisce la situazione.
Anzi rafforza quello che io avevo denunciato nella mia di email, e cioè che la Unicef non è una onlus ma una azienda come tutte le altre che ha il profitto personale ed il tornaconto come primo obiettivo.
Infatti lei non parla mai di solidarietà, ma di regole di mercato, di strutture che io non avrei e che quindi renderebbero indispensabile l’intermediazione di enti come l’Unicef, con il ricatto nella parte finale della sua email in cui mi dice di andare personalmente in Africa a verificare la situazione sapendo che io non potrei spendere i 3000 euro (o quello che è) necessari per il viaggio mentre l’Unicef, che ne ha i mezzi, si.
Adesso mettiamo da parte l’utilità (o indispensabilità) dell’Unicef nel fare arrivare i soldi al bambino o altre questioni organizzative, che è un punto della questione ma non il punto principale, che invece è: l’ Unicef è una onlus, il cui obiettivo è la solidarietà, oppure una normale azienda che agisce secondo le regole del profitto?
 Perché quello  che lei mi dice nella sua email  non è quello che traspare dalla home page del vostro sito, o che dichiarate  ai benefattori ed agli enti Statali che erogano i finanziamenti, con i quali parlate appunto di aiuti al prossimo, umanità, solidarietà, ricevendone in cambio aiuti come donazioni, lasciti testamentari, agevolazioni fiscali ecc. che non potreste ricevere come azienda non onlus.
Riassumendo, o siete un ente di tipo a oppure un ente di tipo b:
a-            Siamo solidali e non vogliamo niente in cambio per aiutare un bambino
b-           Siamo un’azienda normale e per aiutare un bambino vogliamo la nostra parte
Sono due cose diverse, voi potete essere sia l’una che l’altra ma non potete passare dall’una all’altra (almeno da a a b, perché da b ad a nessuno lo vieterebbe), e cioè dichiarare a benefattori e Stato la solidarietà quando si tratta di incassare e poi comportarvi da azienda normale, con stipendiati e quant’altro quando si tratta di spendere i soldi che ricevete.
Resto in attesa di una sua eventuale smentita alle mie perplessità

Gentile signor Barnaba,
non capiamo le ragioni del suo accanimento su questioni che sono del tutto limpide e semplici.
L'UNICEF Italia (Comitato Italiano per l'UNICEF Onlus) è una onlus, una ONG (Organizzazione non governativa) e al tempo stesso un'ente privato assimilabile a un'azienda per quanto concerne professionalità, sistemi di controllo interno e esterno (accountability), obblighi amministrativi e quant'altro.
Tutte le organizzazioni professionalmente dedite alla cooperazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale hanno uno status giuridico analogo: ciò che ci caratterizza è che noi siamo anche accreditati dall'UNICEF Internazionale a parlare e agire a nome e per conto del Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia.
Tutte le Organizzazioni di cui sopra svolgono funzioni di tramite tra il donatore e i beneficiari, che non sono singoli individui ma gruppi, comunità o intere popolazioni. Scegliere di non frammentare l'aiuto in forme individuali è un semplice criterio di efficienza e equità: perché mai lei dovrebbe aiutare un bambino X di un villaggio e non il bambino Y, che vive a un passo dal primo e nelle medesime difficoltà? Perché aiutare un bambino su mille o su un milione?
A cosa servirebbe, se non a creare una dipendenza economica e affettiva? Se è quello ciò che lei cerca, non prenda in considerazione l'UNICEF né alcuna altra organizzazione che ha come fine lo sviluppo e l'autonomia delle comunità locali e dei Paesi in via di sviluppo (e non una astratta beneficenza, come lei erroneamente scrive).
Quanto a ciò che lei definisce "trattenute", si tratta di spese per investimenti che sono inevitabili per chiunque voglia fare in maniera seria raccolta di fondi. Senza persone con preparazione professionale, attrezzature tecnologiche adeguate, stampa di materiali, invio di lettere ecc., oggi non è possibile riuscire a raccogliere i fondi necessari per realizzare programmi di assistenza allo sviluppo degni di questo nome. Ci mostri un solo esempio di "fai da te" in questo settore (ossia, un ente che produce risultati concreti su vasta scala e a costo zero) e saremo lieti di darle ragione.

Distinti saluti

Alberto Atzori
Direzione Comunicazione
Comitato Italiano per l'UNICEF Onlus
Via Palestro, 68 - 00185 Roma
Tel: +39 0647809211
Fax: +39 0647809272
www.unicef.it

Gentile signore, probabilmente la mia risposta non fugherà i suoi dubbi, ma spero possa aiutarla a guardare con occhio più benevolo quanti operano in questo campo. Sono una religiosa e anche la mia Congregazione, ormai da molti anni, svolge questo compito in terra di missione. Sono tanti i bambini che beneficiano di questo servizio e i "genitori adottivi" a distanza sanno bene chi siano i bambini che con i loro risparmi vengono aiutati, c'è la possibilità di scambiarsi foto e lettere... ma sempre per mezzo delle suore che lì seguono la crescita e la formazione dei bambini. Anche questa Comunità come tale ha dei bambini "in adozione" perché parte dei risparmi vengono usati con questo fine. Non si conosce l'indirizzo dei bambini per un problema di custodia di minori ed è assolutamente negativo far arrivare loro del denaro perché la condizione di bisogno dei minori è quasi sempre conseguenza di una cattiva amministrazione del denaro da parte di chi ne ha la parta potestà. Non si da denaro alle famiglie, si paga direttamente chi fornisce loro alimentari, abbigliamento e istruzione. Spero che il mio scritto possa aiutarla ad inserirsi in questo mondo meraviglioso con più serenità e rispetto di chi vi opera.

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Onlus

mercoledì 29 settembre 2010 Pubblicato da frezzi 0 commenti
definizione di Onlus: societa' mista pubblico-privata, che potendo scegliere prende il meglio dei due enti, quando non si potrebbe. Esempio pratico, le donazioni: alla richiesta di donazioni le onlus si fanno passare per enti pubblici (altrimenti non prenderebbero molti soldi: chi donerebbe qualcosa a qualcuno per aprirsi un bar?), all'atto di spenderli si fanno passare per enti privati (in maniera di poterne disporre a proprio piacimento)

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pubblico e privato

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Regole nelle aziende pubbliche, nelle aziende private e nelle onlus che sono un misto fra le prime due 
Nelle due barrette in alto i doveri: le aziende pubbliche sono costrette, per legge, a far vedere i propri bilanci, le private no, regola rappresentata graficamente da una barretta piu' alta
Nelle due barrette in basso un'altra differenza tra un'azienda pubblica ed una privata: la possibilita' di chiedere soldi per gli altri, o per finalita' pubbliche, solidali, ecc. In questo caso conviene essere pubblici, perchè i privati non possono chiedere soldi per queste finalita'.
Le onlus sono un azienda mista, che sceglie il meglio delle due opzioni: pubblico quando si tratta di chiedere soldi e privata quando si tratta di spenderli, all'atto pratico come se questi enti possono chiedere soldi per il quartiere e poi usarli per pagarsi una vacanza al mare

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cartelle parallele

sabato 7 agosto 2010 Pubblicato da frezzi 0 commenti





La lavatrice che abbiamo sul desktop è una ed unica, non ci sono lavatrici parallele in giro in qualche altra cartella. Peccato perchè poteva sempre tornare utile in qualche occasione, tipo troppa roba da lavare o rottura della lavatrice principale. Loro invece ci sono, le cartelle parallele, molte volte anche piu' del necessario.


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London Paris

lunedì 2 agosto 2010 Pubblicato da frezzi 0 commenti
Chi ha detto che francesi ed inglesi si odiano?







Amore ed odio

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ingegnere al lavoro

venerdì 23 luglio 2010 Pubblicato da frezzi 0 commenti
  

Tempo di laurea al Politecnico di Milano (foto del 23 luglio 2010). Un neo laureato ha voluto cosi' ironizzare sulla sua appartenenza ai lavoratori da scrivania, quelli che non si sporcano mai le mani con lavori faticosi.
Nel futuro invece non ci saranno categorie privilegiate, lavoratori sempre dietro una scrivania e lavoratori sempre alle intemperie come avviene adesso ma si ruotera', 4 ore al giorno al computer e 4 ore a scavare
in nome di una eguaglianza di diritti che in questo campo ancora non c'è
Questo studente voleva ironizzare (ed un po' voleva vantarsi di non dovere svolgere lavori manuali in vita sua)  ma in realta' ha anticipato il futuro che verra': anche gli ingegneri con un badile in mano..
                                                                                                                              
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